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Comun vecio

Il Comun Vecio (il municipio vecchio), situato tra la piazza Roma e il Corso Italia, fu per decenni il centro amministrativo comunale durante la dominazione asburgica. L'edificio conserva il suo carattere maestoso. Sui quattro lati sono rappresentati gli stemmi araldici delle famiglie ampezzane, dei sei sestieri e delle undici regole e lo stemma del Comune.

Scrive don Pietro Alverà, nella sua “Cronaca di Ampezzo nel Tirolo”: “La vecchia casa comunale era ove è la presente ed in sé consisteva di tre case e quella verso i Manaigo era la canonica dei beneficiati di s. Caterina e più tardi del primissario. Anche furono ivi, lungo tempo, le scuole popolari. Da più tempo si sentiva il bisogno di farne una nuova ma non si andava d’accordo sul posto. La maggioranza la voleva dove è ora l’Hotel Cortina; tanto più che i Manaigo del Posta, i Godini e Giuseppe Verzi oste alla Croce Bianca pagavano molto se al posto della casa vecchia si avesse fatta piazza. Gaetano Ghedina, oste all’Aquila nera, che dall’8 giugno 1850 era capocomune, era contrario. Portato nel 1852 l’affare in seduta la maggioranza era di far in quel luogo piazza, ma il capocomune lasciò tutto l’avanti mezzodì parlare senza venire ad una delibera. A mezzodì invitò due rappresentanti, che erano per la piazza, a pranzo ed ivi tanto li lavorò, maneggiò, che cambiarono idea. Così il dopomezzodì ebbe il capocomune la maggioranza e si fabbricò ivi una casa ancor maggiore della
prima”.
Richebuono sostiene che il progetto per l’ampliamento della vecchia Casa del Comune è datato 1826 a firma dell’ing. Ducati, ma che la ristrutturazione avvenne nel 1851-1852, come dice don Pietro Alverà. Allora l’edificio assunse l’aspetto attuale, dopo la chiusura delle zeleres o portici con botteghe verso la piazza (che si possono osservare in un dipinto di Angelo Ghedina del 1850 circa). Sempre Richebuono afferma che dopo il 1921, quando gli uffici comunali vennero trasferiti nella sede attuale, nel Comun vecio si sistemarono l’ufficio postale e diverse associazioni.
Gli stemmi delle famiglie, che attualmente decorano le pareti dell’edificio, furono dipinti nel 1928 da Giorgio Wenter Marini. Richebuono sostiene che sono quasi tutti inventati, ad eccezione dei de Zanna, Ghedini, de Bigontina (Fabrizi?), poiché nessuna famiglia di Ampezzo aveva uno stemma concesso dal sovrano. Tuttavia, dopo il 1928, essi divennero gli stemmi ufficiali delle famiglie ampezzane. Sulla facciata di Corso Italia, sopra il portone d’entrata della Biblioteca, si possono osservare anche gli stemmi delle Regole d’Ampezzo, mentre sul lato opposto, il primo in basso è lo stemma del Comune di Cortina d'Ampezzo.
Il Comun vecio è sede, dal 1972, della Biblioteca Civica, che conta un patrimonio librario di 27.000 volumi ed è un luogo pubblico frequentato dai cittadini di Cortina d'Ampezzo e del Cadore, e da molti turisti in ogni stagione. Qui il Corpo musicale di Cortina d'Ampezzo ha a disposizione un’ampia sala per le prove e per altre attività musicali. Dal 2011 ospita gli uffici della Fondazione Dolomiti Unesco. Al livello della strada trovano inoltre posto numerosi esercizi commerciali.

Fonti storiografiche:
- Cronaca di Ampezzo nel Tirolo dagli antichi tempi fino al XX secolo, Pietro Alverà, Regole d’Ampezzo 2002.
- Storia d’Ampezzo, Giuseppe Richebuono, La Cooperativa di Cortina, 2008, terza edizione.
- Costruzione della nuova Casa Comunale, dalla raccolta di Illuminato De Zanna in Due Soldi, Anno VIII, n.2, febbraio 1972.

Pagina pubblicata Giovedì, 30 Maggio 2019

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